il delitto di via Poma
Logo
I “MOSTRI” DI VIA POMA!
COSTANZO SUDA FREDDO…. PRESENTA IL LIBRO DI VOLPONI….
DENTRO IL LIBRO C’E’ “LA CARLIZZI”…..VERSAZZI, TIC, SOSPIRI…
L’AVVOCATO RUGGIERO, “PRE-COTTO”, INFORCA LE LENTI….
MA IL “DIABOLICO PIANO” FALLISCE….. VOLPONI RESISTE….
RACCONTANDO……

PERCHE’ MAURIZIO COSTANZO HA IL TERRORE DI GABRIELLA CARLIZZI? PERCHE’ L’INDOMITO PRESENTATORE, HA ORDITO SERE FA, “IN CONCORSO” CON L’AVVOCATO DEL QUESTORE NICOLA CAVALIERE E DI TONY RENIS, LA “BEFFA PIETOSA” PER SALVATORE VOLPONI, GIA’ DATORE DI LAVORO DELLA CESARONI E AUTORE DEL LIBRO “IO, VIA POMA E…SIMONETTA”?

“CARO COSTANZO, SE SEI UN UOMO CON LE PALLE, INVITAMI NEL TUO “RING”, E RIEMPI LA PLATEA CON TUTTI QUELLI COME TE….. DA SOLA CONTRO TUTTI, ED IO TI DIRO’ CHI E’ IL “MOSTRO DI FIRENZE”, E PERCHE’ E’ MORI’ SIMONETTA CESARONI…….. ACCETTI LA SFIDA, O TEMI CHE….? “
E LA CARLIZZI GETTA IL GUANTO….

“Raccontando” agli inquirenti e non solo, di una inedita serata imbastita da un Maurizio Costanzo livido e invelenito, spero di chiarire ciò su cui i vigliacchi dello schermo, inzuppano il pane, sperando forse di lasciare nel “mistero”, alcuni misfatti italiani.
Chiarire è un dovere di “Giusta Informazione”.
Qualche sera fa, come di norma si comporta un buon medico, durante la mia visita nel padiglione “Costanzo”, mi è sembrato che il conduttore desse segni di ansia, gesticolando con i muscoli della faccia, come se “costretto” a far parlare qualcuno contro la sua stessa volontà.
Lo conosco bene “fratello” Maurizio, e prima che scoppiasse la “guerra dei mostri” più volte fui ospite nel suo salotto, poi, forse per esigenze di attualità, e ben sapendo che un mostro in vetrina fa più odiens di una “testimone di giustizia”, decise di convivere con la mia ombra, spegnendo i riflettori sul mio volto.
In ogni caso, l’altra sera, preoccupata di vederlo a disagio, mi sono fermata sul 5 per capire chi fosse quel “delinquente” che gli stava rovinando la serata.
Costanzo, visibilmente imbarazzato, teneva tra le mani un libro: “Forse sarà roba che scotta, mi sono chiesta, guarda come lo tiene…”, e osservando meglio la scena ho capito che l’autore del testo era lì seduto, tra gli ospiti: Salvatore Volponi, il famoso testimone di cui tanto si parla in questi giorni, e riascoltato dagli inquirenti che indagano sul delitto di via Poma, lui, l’autore di: “Io, via Poma e… Simonetta”.
Il tema non poteva essere evitato proprio da Costanzo, cronista in tempo reale di nera, di rosa, e di “bianca”, e abilissimo nell’uso dei colori sulla tavolozza di un quadro affascinate quanto il mistero.
Volponi tentava di spiegare il perché “liberatorio” di questa sua opera, quale conseguenza di un vissuto da protagonista, un dramma che di fronte al corpo straziato della vittima, evocò dal passato fantasmi pur sopiti nel tempo, pronti a riapparire come ombre funeste, sulla mente di un uomo sopraffato dalle circostanze.
Stranamente Costanzo, che si è sempre mostrato assai attento al cosiddetto “male oscuro”, la depressione, basti ricordare quando fino a dieci anni fa, era di casa tutte le sere, accanto a lui Alberto Bevilacqua, chissà perché l’altra sera, verso il Volponi aveva un atteggiamento quasi di commiserazione, come se il contenuto del libro, su uno dei casi di cronaca ancora irrisolto, benché sianno trascorsi ben quattordici anni, fosse da prendere con le pinze, frutto dello sfogo di un “folle”.
Il commento “mimato” del conduttore, davanti alle telecamere e senza che se ne accorgesse Salvatore Volponi, intento a raccontare la propria storia, appariva sgradevole, pieno di rughe d’espressione, più profonde e tortuose dei cunicoli misteriosi di quel delitto.
Eppure, su Volponi, si son scritte pagine e pagine, quando ci fu la corsa a sbattere il “mostro” in copertina, ed anche recentemente: gli stessi inquirenti, infatti, hanno confermato l’interesse dei nuovi elementi, di cui l’ex indagato si è fatto portatore.
Esaurito l’argomento, Costanzo con la premura di chi teme il contagio da “virus”, rivolto al suo ospite dice: “Bè, va bene Volponi, lei ha fatto un percorso tutto suo, psicologico, ma……Ora lei se vuole andar via può accomodarsi, oppure faccia come vuole…”.
“No, no, rimango.”, ha risposto con prontezza lo scrittore, mentre le telecamere ispezionavano tra il pubblico, illuminando il pelo rossiccio dell’avvocato dei Vip.
E’ così che lo chiamano i giornalisti, anche se Roberto Ruggiero, non è solamente il difensore di Serena Grandi più altri, nell’inchiesta sul traffico di cocaina, o di Tony Renis accusato di “mafiosità” con annessi e connessi, ma ad onore del vero, tra i suoi clienti più prestigiosi c’è addirittura l’attuale Questore di Roma, Nicola Cavaliere.
Nel ’93 , l’allora Capo della Criminalpol ed io, fummo ambedue “nominati” dal “Grande Fratello” di quei tempi, appunto Maurizio Costanzo.
Che serata, successe un casino, e come sempre intervennero i “consigli per gli acquisti”!
Proprio come l’altra sera…..
Infatti, forse Salvatore Volponi non conosce alcune “manovre” precostituite ad hoc, e magari avrà pensato che l’atteggiamento di scarso gradimento dimostrato nei suoi confronti da Costanzo, fosse per qualcosa di personale contro di lui, così come ho immaginato io stessa fino a ieri, quando poi mi sono ricreduta avendo acquistato il libro, e dopo averlo letto.
Tutto, all’improvviso è divenuto più chiaro della luce: oserei dire che Volponi ha dedicato la sua opera a Gabriella Carlizzi, apprezzandone, come raramente accade, l’impegno profuso da questa combattente sul fronte rovente del giornalismo investigativo.
Si tranquillizzi pure dottor Volponi, Costanzo avrà patito le pene dell’inferno quella sera, lui che già soffre il caldo e non gliene frega niente se gli altri si ammalano con l’aria condizionata sotto zero, quando si è ritrovato tra le mani, l’ovazione ai meriti di colei che considera la peggiore persona esistente sulla terra.
E le avrà pensate tutte, al punto di tornare ancora una volta sull’argomento che gli avrebbe permesso di attaccare “la Carlizzi”, sempre rigorosamente da dietro lo schermo, per non confondersi con i veri uomini……. gli uomini d’onore.
E guardate un po’ chi invita?
Il principe del Foro, l’avvocato dei Vip, il difensore del futuro Capo della Polizia: l’avvocato Roberto Ruggiero!
Costui, per sbaglio, si è ritrovato in teatro con la borsa di lavoro, piena di fascicoli, stupendo tutti per la “coincidenza”: infatti era la cartella giusta, come le due borse in più di Moro, con le carte già pronte per la “prima teatrale” contro la “santona”, la “mamma Ebe”, la “truffatrice”, la “povera donna affetta dal delirium denuntiae”, la “plagiatrice”…..

Bisbiglio in sala:
“Davvero s’è portato dietro tutte queste clienti, Ruggiero? Allora deve proprio essere un grande amico di Costanzo, per avere avuto tanti biglietti d’invito….”
“No, che hai capito? Nemmeno una se ne è portata, solo che tutti questi ruoli lui, che nel tempo libero fa il sarto, li ha cuciti addosso a un manichino, che sostiene somigli alla Carlizzi….”
“Ma è ‘o vero?”
“Cumme…. M’aggia ‘a credere…. Ruggiero tiena ‘na passione pe’ ‘sta femmina..”

E così raccontando di Volponi, Costanzo “ripieno” di furbizia, avrà pensato: “Sai che te dico? Se non invito l’autore del libro, che fu il protagonista del delitto di via Poma, sembra che voglio evitare chissà per quale motivo….
La gente ne pensa tante, da quando sanno che abito in quel palazzo pure io…..
Ma dico io, questo doveva parlare proprio della Carlizzi nel libro?
Con tanti che avrei rivisto volentieri…. Maddalena Stradivari la satanista, il mago Otelma, proprio la Carlizzi….. Ma io sai che faccio? Telefono a Ruggiero…. Poi invito quelli che studiano le sette…. Qualcuno nel pubblico che denuncia di essere stato vittima di un gruppo….
Senza nominare la Carlizzi…. La faccio capitare a caso tra le statistiche degli esperti…..”

Sai che risate che mi sarei fatta, caro Costanzo, il giorno dopo mi trovavi un’altra volta coi cartelli fuori dal teatro…. Tu ancora non hai capito, che la gente non ci casca più nella tua “ingannevole diffamazione”, perché mentre tu ti pari qualche cosa, e non so proprio cosa immaginare, dietro lo schermo e comunque giochi in casa, la Carlizzi, sul suo sito sputtana tutte le menzogne “di Stato”, documenti alla mano….. documenti e non “romanzi forensi” a forma di torta coperta con spruzzate di “neve bianca”, o “bianca neve”…… se preferisci le favole.
Come quell’altro “bene informato” di Maurizio Mannoni, di Rai Tre, che subito dopo che l’ex Questore Sucato nel ’95, mi chiese di verbalizzare sui fatti di cui ero a conoscenza per via Poma, il genio, al telegiornale diffuse la notizia, affermando che io avevo dichiarato di aver visto, nel torrido pomeriggio del 7 agosto del ’90, entrare in via Poma quattro uomini, che indossavano un impermeabile bianco…
Avete capito a che punto si arriva, in questo cazzo di Pese di servi dei servitori, quando ti ordinano di distruggere una persona…
Ma vergognatevi, proprio tu collega Mannoni, fai un passo indietro, emettiti in ascolto… in rete risentirai la registrazione di quel tuo tg, accanto alla copia dei miei verbali, e dovrai pur dire a qualcuno, come uscì la storia degli impermeabili da sole, in agosto, a quaranta gradi all’ombra!
Questi sono gli aspetti dai quali si evince chiaramente che Gabriella Carlizzi, conosce bene come andarono i fatti a via Poma, e che da quel momento, partì l’ordine di screditarla.
Quel delitto, nulla c’entra col raptus di uno squilibrato occasionale…a meno che “il folle” non sia proprio lui……. Effettivamente quel giorno era a Roma, doveva uscire con la mia amica….
Se non ci fosse dietro “un potere”, non ci si esporrebbe a perdere la faccia davanti a milioni di telespettatori, rifilando tante cazzzate del genere…. Abbiate pazienza, uno la faccia se la gioca quando la può ancora sostituire con un’altra parte del corpo… ma se nemmeno questo è possibile per troppi strapazzi, allora ti prostituisci solo per chi ti sfama tutti i giorni….
Rosicate gente…. Rosicate…..fa bene al fegato!
Tornando a Volponi, finchè non avevo letto il libro, ho criticato anch’io il fatto che solo dopo quattordici anni, ha deciso di raccontare agli inquirenti quanto poteva riferire subito, tanto più che all’epoca dei tragici fatti, doveva difendersi da pesanti sospetti per i quali fu indagato.
Finalmente ho potuto leggere le intense pagine di “Io, via Poma e… Simonetta”, e consiglio tutti di leggerlo, almeno per comprendere cosa può accadere nel cosiddetto “mondo sommerso” di una persona, quando un qualunque evento ci sdoppia, fornendoci due immagini speculari di noi stessi nell’apparenza, ma opposte nella natura intima: “io buono-io cattivo”.
L’immediata conseguenta di un meccanismo così diabolico, è la perdita della spontaneità, è il non vedersi più con i propri occhi, ma solo con la cecità altrui.
Diviene naturale chiudersi in se stessi, non dire nulla che sia soggetto a diffidenza, a distorsione, e quando si sente l’impulso a manifestarsi, non si verifica mai la coincidenza con una situazione esterna pronta a raccogliere il travaso di un vissuto, in quell’unico momento….
Il tempo inesorabilmente pianifica, impigrisce l’azione, e il pensiero si ambienta all’interno di noi stessi, fino a quando ritroviamo il piacere di ascoltarci, di leggerci, di riviverci.
Ed è il ritorno alla creatività fuori dalla fantasia, creare dal vero, rianimare un vissuto “assolto” dall’io-cattivo, rivalutare il nostro prossimo.
E di conseguenza, non si teme più di raccontare ciò che tanto tempo prima fu il nostro “mostro”.
Moltissimi lettori mi scrivono per chiedermi se si saprà mai la verità dei tanti cosiddetti “misteri italiani”, e il delitto di Simonetta Cesaroni è ancor oggi il più inquietante, così come la sua verità, è stanca di attendere.
La verità esiste, e molti la conoscono da sempre, perché chiunque sia causa di tanto male, non riesce a trattenerlo chiuso nella cassaforte della propria coscienza: dunque si sfoga, lascia tracce, si comporta spesso quasi a voler dire: “Io vi sto parlando, cerco di farmi osservare, di richiamare la vostra attenzione, e dunque non è colpa mia, se non mi volete, nemmeno come assassino…. Anche se dovetti accoltellare chi era già morto…per non essere io stesso accoltellato”
E tranne gli inquirenti, tutti mi chiedono che tipo di voci erano quelle dei due sconosciuti, che sentii litigare quel pomeriggio del 7 agosto in via Poma.
La voce femminile, non mi capitò più di sentirla…. Chissà forse era veramente Simonetta che cercava di ribellarsi all’insistenza di quell’uomo?
Al contrario, la flessione un po’ dialettale, e il timbro di voce maschile, mi sembrò essere simile a quella di Vanacore, quando un giorno lo sentii parlare con qualcuno, forse in un’intervista….
Dei tre uomini che vidi arrivare a piedi, dall’angolo alla mia destra, guardando il cancello, dopo le 17.30 , comunque prima delle 18, due li ricordo abbastanza bene, uno dei quali qualche anno dopo, lo incrociai in un ufficio mentre parlava in corridoio: ero stata convocata per verbalizzare su un episodio accaduto a piazzale Clodio, un furto strano, di cui si parlò molto...
L’altro, diciamo il “capo”, o almeno questa fu la mia impressione, lo descrissi bene fin dal primo verbale, tanto che giustificai di non essere stata chiamata per un identikit pensando che avessero capito a chi corrispondesse, mentre io all’epoca non conoscevo nemmeno il nome.
Poi capitò che un pezzo grosso dei servizi segreti, venne a trovarmi con suo fratello avvocato, erano tutti convinti chel’uomo che avevo visto fosse il genero del Prefetto Vincenzo Parisi, Sergio Costa, mi mostrarono una foto, ma io dissi subito che non era lui che avevo visto.
Fino al giorno in cui in un tg, mi sembrò di riconoscerlo, o comunque c’era una somiglianza gemellare, e fu un mio collega a dirmi che quello si chiamava Michele Finocchi, sempre che non sia trattato di un suo sosia….
Quei tre cercavano il portiere, questo lo ricordo benissimo, e il “capo” era incazzato e nervoso, tanto che commentai in silenzio: “A questo il caldo gli ha dato alla testa…”, e comunque quando arrivarono lì, già da un po’ la lite tra l’uomo e la donna era finita, di colpo non sentìì più niente…
Avevo anche provato a sporgermi dal parabrezza, per vedere se c’era qualche finestra aperta, ma le persiane erano chiuse, anche se chi stava dentro casa poteva tenere i vetri aperti, come si fa di solito quando è molto caldo.
E ci deve essere anche un’altra persona, in mezzo a questa storia, magari un amico di uno dei sospettati, non lo so, o di quei tre giunti dopo.
Un giorno, ero al telefono con una docente universitaria, che poveretta, da anni ne passa di tutti i colori, con un personaggio tanto noto per quanto strano, pazzo e imprevedibile nella violenza.
Lei mi riferiva notizie utili agli inquirenti che cercano il mostro di Firenze, e così io, ben sapendo che con Canessa non si scherza, pensai di registrarmi la conversazione.
Capitò che la professoressa, in preda al suo sfogo, mi raccontò dei suoi sospetti relativi al delitto di via Poma.
Il personaggio glielo aveva presentato un regista cinematografico, Giulio Boserman, che era passato a prenderla per recarsi insieme ad un ricevimento, alcuni anni prima.
L. mi disse che la sera del 7 agosto, si dovevavo incontrare, lei e il personaggio, e che poi non se ne fece più niente, perché lui verso l’avvertì per telefono, con una voce da far paura: “No, no, non possiamo vederci, mi è successa una cosa gravissima, tu non puoi immaginare, devo allontanarmi….. non mi ceracre per un po di tempo’”, ed era agitatissimo, come terrorizzato, mi spiegò la mia amica, che si spaventò pure lei, specie quando la mattina dopo apprese di quello che era successo a via Poma.
Purtroppo, lei aveva passato un brutto momento col “personaggio”, si era difesa, rompendogli quasi un polso, e riuscì a scappare appena in tempo, quando gli prese un raptus…..poveretta, quel morso non lo dimenticherà mai.
Io, nel 2001 consegnai al Pm di Firenze, Paolo Canessa la registrazione, e penso che ce l’abbia ancora, anche perché le indagini sul mostro non sono chiuse.
Ed ora, a noi due, caro Costanzo.
Ancora una volta, davanti alle migliaia di persone che seguono te ed anche me, ti dico:
“Per favore, non fare l’eroe con i tuoi “girotondi e sottointesi” contro la Carlizzi, oltretutto una donna, falla finita, e comportati dignitosamente.
Le cose che mi mandi a dire, se hai le palle, me le devi dire in faccia, nel tuo salotto, tu e quella pletora di vigliacchi dall’arringa facile…..
E’ sotto gli occhi di tutti che sei tu a tirarti indietro, perché se mi inviti, io accetto…
Se mi chiederai chi è il mostro di Firenze, io te lo dirò….
Se vorrai sapere come morì Simonetta Cesaroni, te lo racconterò….
Se vorrai farmi un processo in diretta, ne sarò ben lieta…..
Se non accadrà nulla di tutto questo……… l’Italia ti dirà: “Gatta ci cova!”

 

Aggiungi commento

Chiunque può lasciare un proprio commento, purchè sia nel rispetto del prossimo e coerente con l'argomento della discussione.


Codice di sicurezza
Aggiorna


Documenti inediti