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QUEL GIORNO PERSI DI VISTA I CONFINI TRA LA REALTA’ E LA FANTASIA… EPPURE GIUNSI IN ALBERGO A BORDO DI UNA MERCEDES PRIVATA…. UN SERVIZIO TAXI OFFERTOMI DA UN AUTISTA CHE MI VENNE INCONTRO: ERA LI’ AD ATTENDERMI? NON LO SEPPI MAI….. EPPURE….. Era il 28 agosto del 1993. Qualche mese dopo si sarebbe votato per la carica del nuovo Sindaco di Roma, e mi sarei candidata anch’io, col mio nuovo partito, dopo essermene uscita dalla Dc, ormai convinta che non ero fatta per il compromesso richiesto dalla politica. L’idea del partito era soprattutto finalizzata a canalizzare i principi morali di quanti la pensavano come me. Esattamente quattordici anni fa, l’11 novembre del 1990, mi ero presentata ai magistrati romani, Franco Ionta e Nitto Palma, denunciando tutto il marciume dell’antistato di cui ero stata e sono diretta testimone. Fu un vero e proprio terremoto, cui seguì purtroppo una generale scossa di assestamento, capace solo di rinsaldare le vecchie trame tra politica e ambienti giudiziari, definendo ancora meglio i limiti oltre i quali, nessun pubblico ministero sarebbe potuto andare, almeno finchè ad occupare la prestigiosa poltrona di procuratore capo a Roma, sarebbe stato qualcuno dello spessore di Ugo Giudiceandrea. Erano i tempi in cui certe autorità, si distinguevano nei modi aristocratici e della galanteria, al punto che ricevendomi nel suo ufficio, il procuratore mi venne incontro baciandomi la mano e facendomi segno di accomodarmi. In quel preciso momento storico, scelsi di fare la “guerra”, consapevole di ciò a cui sarei tuttavia andata incontro. Furono gli anni in cui la grande stampa aveva portato il mio nome alla ribalta, e secondo i “calli” che pestavo, un giorno ero un eroe, una altro giorno, una mitomane….un copione identico per tutti quelli che hanno fatto il mio stesso cammino. Acquistai spazi su una televisione privata, Teletevere, e così cominciai a far conoscere le mie idee, in una rubrica di controinformazione, “Il punto”, che coinvolse una consistente fetta della società romana. Agli occhi degli attenti osservatori, divenivo un potenziale pericolo, una realtà da prendere in seria considerazione, tanto più che circostanze casuali mi avevano resa testimone di quanto non avrei mai dovuto vedere e conoscere. Allo stesso tempo, non avevo nulla delle caratteristiche che consentono di collocare anche idealmente una persona in questo o in quel contesto, nemmeno in senso politico, perché io, guardavo all’uomo in quanto tale, e capitava che un giorno la mia battaglia tornasse comoda ai comunisti, un altro giorno ai fascisti, un altro ancora alla chiesa, insomma ci si poneva il problema da che parte prendermi. E così mi ritrovai, prima di quel 28 agosto del ’93, nella “stanza dei bottoni”: era la sontuosa residenza ai parioli del dottor Antonino Alecce, già proprietario dell’Ifi (Industria Farmaceutica Italiana), coetaneo di Andreotti, e il cui padre era stato il fondatore della Massoneria Europea. Il Sindaco di Roma Franco Carraro era suo genero. Persona potentissima, e allo stesso tempo affabile, simpatico, sicuro di se: dei magistrati ne parlava come avrebbe parlato di ragazzi inesperti, che prima o poi, una volta cessato il fragore di tangentopoli, sarebbero tornati all’ovile. Mi raccontò che era stato compagno di scuola con Andreotti, e che insieme avevano mantenuto alcune tradizioni, come quella di far colazione con i maritozzi ricoperti di panna appena montata. Io gli ricordavo che ormai il senatore a vita era travolto dai guai giudiziari, i più pesanti della storia, e lui, il dottor Alecce mi rispondeva con fare sicuro: “ Gabriella, ma che vuole che sia, vedrà vedrà, non gli faranno niente alla fine…. Lei piuttosto si ricordi che può contare su settantamila voti, se accetterà di essere dei nostri… anzi guardi, ora telefono ad Abete che sarà felice di appoggiarla, e pure all’amico Agnelli…. Appena lei torna da Palermo, farò per lei, qui a casa mia un ricevimento, e se le fa piacere inviti anche il suo amato Di Pietro… vedrà vedrà…Per il suo giornale stia tranquilla, se lo vuole fare, penseremo noi a tutto, vada pure a nome mio dall’avvocato Pandiscia, e le dica che io ho deciso così…..” “Dottor Alecce, mi scusi, ma io non posso accettare, io sono testimone in Sicilia in inchieste che vedono coinvolte persone a lei vicine….. e poi, io non sono capace di sentirmi collocata in un gruppo, io sono una donna libera, e se una mattina svegliandomi decido di denunciare un qualunque “mister X”, non voglio sentirmi condizionata…. Mi capisce?” “Ma lei faccia tutto quello che ritiene giusto, noi ci muoviamo in un altro modo, non limitiamo la libertà di nessuno… se le ho detto di invitare pure Di Pietro…. Gabriella, mi faccia sapere, altrimenti noi sosterremo Gianfranco Fini, in alternativa, se lei non dovesse accettare…..” “Dottore, mi creda, penso che Fini sia più adatto di me, io vi farei pentire nel giro di qualche ora…. E comunque la ringrazio per la fiducia che ripone in me, tornerò a prendere un thè, se le farà piacere…. Appena sarò rientrata da Palermo….” “A proposito, lei parte il 28 se ricordo bene…. Vada tranquilla, non le accadrà nulla, ci penso io…. Può dormire su due cuscini…. E ci pensi alla proposta che le ho fatto…” Mi accompagnò alla porta, mentre faceva accomodare una signora che aspettava nell’ingresso: “Ah, vieni vieni Rita, ti presento il nostro futuro Sindaco, venga Gabriella, questa è la mia commercialista, Rita Pelliccia, procuratrice della Ariem sas…. Si occupa di beni immobili in liquidazione, destinati ad andare all’asta…quando vorrà fare qualche buon affare, me lo dica…anzi ne parlerò con suo marito, me lo saluti tanto l’architetto…. Lo faranno santo, con una moglie come lei….” Quando fui in strada, sentii il bisogno di riempirmi i polmoni d’aria, come se in quel lungo incontro avessi sofferto la mancanza di ossigeno…. Seppure per mio marito erano rapporti importanti, a me non me ne fregava niente, in questo la pensiamo ancor oggi in maniera completamente opposta, anche se all’epoca mi faceva piacere quando tornava a casa con un regalo importante… Lui è per natura incline alle vie di mezzo, al dialogo, io sono un personaggio da rottura, estremista, sessantottina, trasgressiva e per nulla diplomatica. Di brutte figure gliene ne ho fatte fare tante, ottenendo in cambio che se oggi, dopo trent’anni di matrimonio gli chiedo con chi si incontra, mi risponde: “Devo vedere delle persone…..”, ormai con me, nomi non ne fa più. Scesi dall’aereo e mi diressi fuori in cerca di un taxi. Poggiai un attimo in terra la ventiquattrore, mentre avvertivo i miei a Roma che ero appena arrivata, e mi sarei diretta in albergo. Mi si avvicinò un uomo, e con un tono pacato, discreto, mi chiese se preferivo muovermi con un’auto privata, comoda e con l’aria condizionata, anziché rischiare di salire sul taxi di turno che poteva anche capitare privo di conforts. Accettai volentieri, d’altra parte anche quando arrivavo all’aereoporto di Linate era sempre questa la soluzione più frequente. Salii nella mercedes scura, tenuta con cura, e fornita addirittura di un minibar. “Posso offrirle qualcosa?” mi chiese guardandomi dallo specchietto retrovisore, e mentre io facevo segno di no abbozzando un sorriso, l’uomo, bruno di capelli ma con un paio di occhiali da sole che non mi consentivano di inquadrarne la fisionomia, incalzò: “Lei è la signora che lotta per la giustizia, non è vero? Qui la conoscono in tanti sa, da quando è successa la strage…. Il Giornale di Sicilia, ha parlato molto di lei, e non so proprio come se la caveranno quelli che lei aveva avvertito che stavano preparando l’attentato a Falcone e a Borsellino…. Ho letto il suo libro, Il volo del Falco, e se mi crede, io le dico che le cose sono andate veramente così, proprio come lei ha scritto…” Aveva una mano coperta da un guanto di pelle nera, ma la muoveva normalmente, pensai fosse una protesi conseguente ad un incidente. Era molto informato su di me, e ripensai subito alle parole del dottor Alecce, chissà se non fosse stato tutto programmato, e l’autista era lì ad aspettarmi mandato chissà da chi. “Devo credere davvero che lei mi conosce così bene, solamente per aver letto i giornali, oppure….” “Dipende se per “giornali” intendiamo la stessa cosa….Lei per esempio fa la giornalista, ma quello che scrive va ben oltre la naturale conoscenza delle cose…Nulla è casuale, di ciò che accade nella nostra giornata, forse non lo è nemmeno il nostro incontro….” Pensai a mio marito e ai miei figli, a come sarebbero entrati nel panico nel sapermi in macchina da sola, a Palermo, con uno sconosciuto che mi faceva intendere ben altro. Ora tutto mi diveniva chiaro dell’incontro con Alecce, il compagno di scuola di Giulio Andreotti. “Cosa ha fatto alla mano?” Chiesi al misterioso autista, tanto per avere un aggancio e farlo parlare. “Glielo avrei raccontato io stesso, dottoressa, ma volevo prima sapere se si è mai interessata della strage di Ustica.” “Certo, ma non come inchiesta, ho seguito la vicenda come cronaca e poi ho cercato di inquadrarla in un contesto storico, anche perché penso che nelle sedi giudiziarie è difficile smascherare coloro che di questo Paese hanno scritto la storia.” “E che idea si è fatta, in proposito? Chi ha abbattuto secondo lei quell’aereo, un missile, o è esploso per una bomba?” “Perché le interessa conoscere il mio pensiero?” “Semplice, per spiegarle che cosa mi è successo alla mano, non è questo che mi ha chiesto?” Ebbi un sussulto al cuore, un lampo, un dubbio che scacciai subito come qualcosa che non si è pronti nemmeno ad immaginare. “Vede, risposi, ho incontrato persone che sono politicamente coinvolte nella vicenda, seppure di diverso parere, c’è chi sostiene l’ipotesi della bomba, c’è chi invece è convinto che sia stato un missile libico. Ambedue, sono possibilità verosimili, ma secondo me, risentono di posizioni troppo politicizzate.” “Su una cosa però sono tutti d’accordo, mi pare? Una strage e nessun superstite…” “Bè, almeno su questo, credo che si possa parlare con certezza assoluta…?” “Questo lo dice lei, e lo dicono tutti: ma chi ve la dà tanta sicurezza?” “Ci sono gli atti, le perizie, il recupero dei corpi….” “Il recupero porta ad un numero, l’identificazione, è un’altra cosa…” “Lei si è mai chiesta il perché quell’aereo partì con molto ritardo, rispetto all’ora di decollo?” “Anche qui le versioni differiscono, ma forse su questo punto la verità non si saprà mai, gli unici a saperlo sarebbero le vittime, il personale di bordo…” “L’idea che mi sono fatto io, proseguiva calmo, è che si seppe tutto prima del decollo, tutto quello che sarebbe accaduto, ma qualcuno a bordo fece rispettare gli ordini, qualcuno…. Dottoressa, immagini un film di fantascienza, una di quelle guerre stellari, il buio fitto, denso come il fumo nero squarciato da lampi di luce rovente, l’inferno, il fuoco, le grida… questo videro….” “Scusi, chi vide, e lei come fa a sapere queste cose?...” “Glielo sto dicendo, me le hanno raccontate i pescatori…..qualcuno ci sarà pure stato in mare, non crede?” “Ammettiamo, ma quando l’aereo è decollato, chi c’era, come fa lei a sapere che il decollo fu imposto, nonostante il rifiuto dei piloti, così come mi sta facendo intendere, oppure anche questo sapevano quelli che lei chiama “i pescatori”?” “Dottoressa, tanto anche se lei raccontasse queste cose, faranno finta di non crederle, mi registri pure, se vuole. Loro quella storia la conoscono, e sanno pure che cosa c’era veramente, dietro l’affare del petrolio, e a lei non manca l’intelligenza per capire che i debiti si pagano, specie quelli del gioco d’azzardo, e se uno non ci sente con le buone, gli si fa capire in altro modo….” C’era un gran traffico, e la fila di macchine era praticamente ferma, entrare in città era un problema a Palermo, la gente ritornava dal mare, un po’ come succede a Roma per i pendolari, quando vanno ad Ostia a fare un bagno. “Scusi, lei si riferisce al cosiddetto scandalo dei petroli? Ho capito bene?” “Benissimo, dottoressa, ha capito benissimo. E allora vede che diventa facile, basta ricordarsi qualche data. Era più o meno tra il ‘74 il ’76, quando Moro favorì l’accordo dell’Eni con Gheddafi, o mi sbaglio? Sparirono in quell’operazione migliaia di miliardi, molto di più di quanto si seppe poi ufficialmente, si parlò di duemila miliardi, ma bisognava moltiplicarli, e i patti di questo accordo, compresi i mediatori, furono chiari, patti che poi non vennero mantenuti poiché le voci arrivarono all’orecchio di chi pensò di “spiare” e cavalcare la cosa per andare al potere, con l’arma del ricatto. E così, qualche anno dopo, approfittando di un altro “affare”, ci infilarono anche un segnale, tanto per rinfrescare la memoria a qualcuno…” “Non riesco a seguirla, mi spieghi meglio, per favore.” “Eppure ho letto da qualche parte che lei si è molto interessata al “caso Moro”! Si sarà accorta che i brigatisti presenti in via Fani, indossavano una particolare divisa? E lei pensa che la scelta di quella divisa fu casuale? In quello scenario, c’erano tanti messaggi in codice, uno di questi era costituito dalle divise celesti, del colore del cielo…… Ma non capirono, o finsero di non capire, e allora si decise di dare un segnale più forte, inequivocabile, rumoroso come lo schianto di lamiera sul mare di Ustica. Qualcuno allora, finalmente capì, ma fu ammazzato prima che parlasse, ed anche per quell’omicidio si scelse un luogo preciso, un altro messaggio in codice.” “In che senso, di che omicidio parla?” “Dottoressa, lei ha buona memoria e grande cultura: Bisaglia fu ucciso, e fu ucciso a Portofino, sotto la villa del re degli elicotteri, l’Agusta le dice niente?” “E’ vero, ma non ci avevo mai pensato, continui, la sua ricostruzione mi interessa.” “Quando Moro era prigioniero, ricorderà che la moglie Eleonora, voleva che qualcuno dei suoi uomini di fiducia, andasse a parlare con il Presidente della Iuogoslavia Tito, ed anche con Gheddafi. Questo delicato compito fu affidato a Freato, che era l’unico a conoscere bene i termini dell’accordo per il petrolio, e in seguito sarà poi arrestato. Freato naturalmente si rese disponibile, ma aveva bisogno di un aereo privato, per una missione così delicata. Ed ora, cara dottoressa, gliela do io una chicca, è così che le chiamate voi giornalisti, no? Sa chi mise a disposizione l’aereo, con una mossa che gli sarebbe fruttata il potere a vita?” “Non so proprio immaginare, anche perché questa pagina del sequestro Moro, la sento per la prima volta.” “E per la prima volta, il nome di Silvio Berlusconi, fece il suo ingresso nei Palazzi dei poteri occulti: l’aereo su cui volò Sereno Freato, era di Berlusconi. Le dice niente questo?” “Altro che! All’epoca dire Silvio era come dire Bettino…..” “Più esattamente, si diceva Bettino, per non dire Silvio, nel senso di non scoprire le carte.” “Fra cinque minuti dottoressa saremo arrivati in albergo, questo traffico era quello che ci voleva, non le pare?” Pensai che altri cinque minuti con il mio autista, sarebbero valsi quanto mezzo secolo di storia. “Si saprà mai, la verità sulla strage di Ustica?”, chiesi per capire con chi stessi viaggiando. “Dottoressa, secondo lei certe prove vanno perse? Si tratta solo di cercarle. A lei che piacciono i gialli, i delitti misteriosi, consiglierei di guardare attentamente cosa succede nelle pagine della politica interna e internazionale, i giorni precedenti, lo stesso giorno e i giorni seguenti, il delitto stesso, e se trova qualcosa di “strano” segua quella pista, e si accorgerà che dietro i delitti passionali spesso si nascondono i segreti di Stato.” La mercedes si fermò davanti all’albergo, l’autista scese e mi aprì lo sportello. “Quanto le devo?” “Nulla, dottoressa, è tutto già pagato…” Cercai di replicare, fu inutile e mentre gli porgevo la mano per salutarlo, mi ricordai che non poteva, ma approfittai della gaffe per chiedergli: “Piuttosto, non mi ha più detto cosa le è successo alla mano, ci siamo distratti a parlare d’altro e…” “Sta scherzando dottoressa? Pensavo di averle raccontato come andarono le cose…..” Rimasi senza fiato. “Senta, dove posso cercarla, se volessi rivederla…..” “Non si preoccupi…. Ora pensi a stare bene lei….. Dipenderà dal processo del secolo, se sarà fatta giustizia, mi farò vivo io, altrimenti aspetteremo che il padrino se ne vada a riposare in pace, non sarà mica eterno come il dolore o la rabbia?” Il consiglio del misterioso autista lo misi in pratica con religioso rispetto, fino a convincermi che i documenti della strage di Ustica erano stati criptati nel computer di Simonetta Cesaroni. La storia, le date, erano tasselli di un unico mosaico: era tutto scritto, tutto logico, una verità dopo l’altra, avevo scoperto il segreto nascosto nella cassaforte della cronologia. Da quel giorno, fu facile per me cercare, ma soprattutto….. trovare….! Cronologia: 1974 Moro favorisce accordo Eni-Gheddafi. Si apre un’ inchiesta interna a livello parlamentare: una soffiata aveva irritato chi chiedeva chiarezza sull’accordo Eni-Gheddafi. Strage sul treno Italicus. Era il treno che avrebbe dovuto prendere Moro. 1978 Sequestro di Aldo Moro. A via Fani i brigatisti indossano le divise dell’Aereonautica. La moglie di Moro, chiede a Sereno Freato di andare a parlare con Tito e Gheddafi. Sarà messo a disposizione di Freato, l’aereo privato di Silvio Berlusconi. 1980 Giugno: Strage di Ustica Ottobre: Scoppia in sede giudiziaria lo “scandalo dei petroli” 1984 Muore Antonio Bisaglia. La morte passerà per disgrazia, in realtà sarà ucciso, proprio sotto la villa del re degli elicotteri, Agusta, a Portofino. 1990 Il 2 agosto, quattro deputati, tra cui Violante, chiedono, al Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, di riferire in Parlamento, sulla struttura segreta denominata Gladio. Il Presidente del Consiglio, prende 24 ore di tempo, e il 3 agosto avanza l’opportunità di discutere l’argomento in sede di Commissione Stragi, essendo la sua relazione sul modello della Nato. In tale intervallo di tempo, “spariranno” molti documenti relativi alle stragi. Il sette agosto viene ritrovata uccisa Simonetta Cesaroni, in via Poma 2, in un ufficio che risulterà essere sotto copertura dei Servizi Segreti. Lì Simonetta svolgeva un “lavoro” extra sui computer, e tale elemento sarà al centro di molte inquietudini. L’8 agosto il Sismi attraverso l’ammiraglio Fulvio Martini emette una circolare con la quale si dispone che la struttura Gladio venga occupata nella lotta contro il traffico della droga nella Capitale. A Roma tale traffico era gestito dalla Banda della Magliana, e fu provato lo stretto legame tra esponenti di spicco della Banda e lo stabile di via Poma 2. 2004 Appena Gabriella Carlizzi, avanza l’ipotesi che il delitto di via Poma possa collegarsi alla strage di Ustica, il caso di Simonetta Cesaroni, dopo anni di silenzio, si riapre improvvisa- mente, e corre verso l’ipotesi del delitto passionale. Questa è solo una sottile traccia superficiale, di quanto oggi mi consente di ritenermi in grado di esporre responsabilmente, fatti e circostanze capaci di dimostrare che nel computer in uso di Simonetta Cesaroni, furono criptati molti documenti segreti, tra i quali anche quelli relativi alla strage di Ustica.
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